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La panchina verde 🎶

La panchina verde La la la... La la la... La la la... Seduta su quella panchina verde conobbi te Su quella panchina di legno  mi persi dentro i tuoi occhi belli come mandorli in fiore E mai cercai via d'uscita... Perché lì volevo stare  Su quella panchina  seduto al tuo fianco  con la primavera che illuminava  il tuo viso ad ogni tuo gesto ad ogni sorriso  Su quella panchina di quel giardino ritrovai  il tesoro sotterrato da un'eternità sottratto alla mio modo di vivere incondizionato  Qualcuno importante un angelo forse volle  inventare il nostro appuntamento... N e sono certo... Lala... Lala... Lala... Ne sono certo... Su quella panchina di legno  mentre mi parlavi piano piano m'innavoravo  con la mia mano che cercava la tua  E mai cercai via d'uscita... Perché è lì che volevo stare... Seduto al tuo fianco la primavera illuminava  il tuo viso ad ogni tuo gesto ad ogni sorriso  Su quella panchina di quel giardino...

Dopo Auschwitz di Yehuda Amichai


Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.

Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo.
Essi non hanno immagine corporea né corpo.

Yehuda Amichai

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