Elettroshock


Mi parlava di sé, e mentre
lo faceva piangeva di rabbia.

Non me ne frega niente se non ho
la luce di un re, la corona in testa
non fa per me. Vivo nel buio di questa
prigione come eclisse di un sole
sgualcito che veglia l'angoscia
e divora la mente.
Sono sterco di vecchia data,
inodore e senza colore come
la minestra fredda che rigurgito
ogni sera. Il mio nome è inchiostro
versato sul destino di una vita
sbagliata. Non me ne frega niente
se domani sarò come sempre,
con le mani affondate nelle tasche
dei jeans a cercare invano l'azzurro
mare che non ricordo più.
Io voglio stare solo con me stesso
a dissetarmi del succo agro della
mia anima, che ho spremuto e trattenuto
ad ogni scarica di elettroshock
per non rimuovere i dolci ricordi
di quel bambino che giocava con i soldatini,
mentre oggi per tirarmi su sbavo senza 
ritegno dietro l'ombra di un culo di donna.

Poi mi guardò negli occhi, e imprecando
se ne andò con una cicca tra le dita
ingiallite di nicotina, quand'ecco che girò
la testa verso me e, urlando, m'implorò
di portarlo via da quell'inferno o di li a poco
ne sarebbe uscito morto.
Gli dissi si e me ne andai, lasciandomi alle spalle
quel povero cristo abbandonato a se stesso.





2013

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Per puro caso ebbi modo di videre su youtube l'emergenza negli ospddali psichiatrici giuridici,una vera vergogna!Uomini abbandonati dai parenti lasciati a marcire in celle sporche e sopraffollate. Grazie per saper scrivere storie che tanti ignorano.
Una sua ammiratrice

Manuela ha detto...

Profondo e incisivo. Mi è piaciuto.
So che non tutti hanno voglia o tempo di leggere versi, ma per me è un vero piacere scoprire che c'è ancora qualcuno che scrive, e lo fa anche bene!

http://pensierinviaggioo.blogspot.it

lidialaescriba ha detto...

profundo y excelso!!!!
muchas gracias Antonio!
un abrazo
lidia-la escriba