Elettroshock


Mi parlava di sé, e mentre
lo faceva piangeva di rabbia.

Non me ne frega niente se non ho
la luce di un re, la corona in testa
non fa per me. Vivo nel buio di questa
prigione come eclisse di un sole
sgualcito che veglia l'angoscia
e divora la mente.
Sono sterco di vecchia data,
inodore e senza colore come
la minestra fredda che rigurgito
ogni sera. Il mio nome è inchiostro
versato sul destino di una vita
sbagliata. Non me ne frega niente
se domani sarò come sempre,
con le mani affondate nelle tasche
dei jeans a cercare invano l'azzurro
mare che non ricordo più.
Io voglio stare solo con me stesso
a dissetarmi del succo agro della
mia anima, che ho spremuto e trattenuto
ad ogni scarica di elettroshock
per non rimuovere i dolci ricordi
di quel bambino che giocava con i soldatini,
mentre oggi per tirarmi su sbavo senza 
ritegno dietro l'ombra di un culo di donna.

Poi mi guardò negli occhi, e imprecando
se ne andò con una cicca tra le dita
ingiallite di nicotina, quand'ecco che girò
la testa verso me e, urlando, m'implorò
di portarlo via da quell'inferno o di li a poco
ne sarebbe uscito morto.
Gli dissi si e me ne andai, lasciandomi alle spalle
quel povero cristo abbandonato a se stesso.





2013